Volevo catturare il senso della meraviglia.
Mi auguro che ce ne sia molto. Si tratta della meraviglia di scoprire un libro.

J. J. Abrams

J. J. Abrams scrittore: in libreria S. La nave di Teseo

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Molti lo amano, alcuni lo criticano. Lui, J. J. Abrams, non smette mai di riservarci delle sorprese: non pago di cinema e TV, eccolo entrare anche nel meraviglioso mondo dell'editoria con S. La nave di Teseo, in libreria dal 19 novembre.

Molti lo amano, alcuni lo criticano. Lui, J. J. Abrams, non smette mai di riservarci delle sorprese: non pago di cinema e TV, eccolo entrare anche nel meraviglioso mondo dell’editoria con S. La nave di Teseo, in libreria dal 19 novembre.

Un mistero.
Tutto inizia con un libro, S. La nave di Teseo.
Strano. Qualcuno, in biblioteca, l’ha lasciato fuori posto.
Custodito dentro quello che sembra un cofanetto, le pagine ingiallite, il libro sembra vissuto. Quando Jen – la bibliotecaria – lo sfoglia, ci trova di tutto: un guazzabuglio di appunti, ritagli di giornale, cartoline, fotografie, annotazioni, scarabocchi, perfino una mappa disegnata a penna da qualcuno sul tovagliolo di un caffè. L’autore – V. M. Straka, chi è costui? – non le dice proprio niente. Mai sentito.

La storia, però, è curiosa: il protagonista, chiamato solo S., si trova, senza sapere né perché né come, su una nave diretta per chi sa dove.
Ben presto Jen si lascia sedurre dal racconto, sempre più oscuro e intricato. Ma soprattutto si lascia coinvolgere dalle note che, parallelamente, accompagnano il dipanarsi della vicenda e che un altro lettore, moderno scoliaste, continua a lasciare sui margini delle pagine. I due danno così vita a un dialogo serrato a suon di glosse che, con il passare del tempo, travalica il libro stesso e diventa un’altra storia, in parte a sé stante, in parte strettamente legata a S., all’autore e perfino al traduttore del testo, morto nel 1964, che, a sua volta ha lasciato ai posteri la sua eredità di note, considerazioni, opinioni. E di dubbi.

Sì, stavolta parlo di libri.
Ma quando c’è di mezzo il visionario J. J. Abrams, nulla è mai come sembra. Difficile intrappolarlo in una serie televisiva o in un film. E sono certa che S. La nave di Teseo (scritto a quattro mani con Doug Dorst) non sarà nulla che noi umani possiamo immaginare. Il libro che già nel titolo evoca l’omonimo paradosso filosofico e il mitico re di Atene, uccisore del Minotauro, dispiega le sue vele cartacee verso mari mai esplorati. In un’intervista a The New Yorker J. J. ha raccontato:

L’idea mi è venuta all’aeroporto quando mi sono imbattuto in un libretto tascabile abbandonato su una panchina. L’ho preso, l’ho aperto e mi sono accorto che qualcuno aveva scritto, a penna: «A chiunque troverà questo libro: per favore, leggetelo, portatelo da qualche parte e lasciatelo affinché qualcun altro possa leggerlo». Mi ha fatto sorridere l’idea, così romantica, che qualcuno possa lasciare un messaggio per qualcun altro su un libro. E mi ha fatto ripensare ai tempi del college, quando studiavamo sui testi presi in prestito dalla biblioteca, con le note e i segni fatti da quanti li avevano consultati in precedenza. Mi sono allora chiesto cosa potrebbe succedere se una conversazione, una relazione iniziasse così: attraverso le note lasciate sui margini di un libro.

Non c’è trucco e non c’è inganno multimediale ma solo la forza della parola vergata viva sulla carta. Nessuna ipertestualità ad amplificare la storia, ma la semplice forza immaginifica della scrittura e di un intreccio complesso che attinge a piene mani dal background creativo di Abrams. Una mente in costante movimento, alla continua ricerca di qualcosa, a cui una sola realtà non basta.  Che rilancia il libro cartaceo tradizionale come oggetto di culto e restituisce valore a quella gestualità di tempi non troppo lontani: quando il frusciare dei fogli di carta era il preludio di un pensiero, una connessione, un racconto che prendeva vita. Rigorosamente scritto a mano. Come spiega, in proposito, Doug Dorst:

Questa è esattamente l’illusione che volevamo creare. Abbiamo parlato della sensazione di intimità che si crea quando si legge un libro e che nasce quando se ne condivide uno: nel nostro caso, ci sono due persone che stanno costruendo la loro intimità e lo stanno facendo scrivendo a mano sulle pagine del libro. La scrittura diventa il modo in cui questa intimità cresce e si esprime. Abbiamo prestato molta attenzione alla scelta delle calligrafie. Inoltre, la scrittura cambia. Proprio come cambiano i personaggi.

S. La nave di Teseo è qualcosa in più di un semplice viaggio alla scoperta di qualcosa. Prima Abrams e poi Dorst ne parlano così:

Con S., la nostra idea era non di creare una sorta di diabolico gioco enigmistico, magari in stile sudoku. Il divertimento stava, invece, nel creare qualcosa che fosse allo stesso tempo forte dal punto di vista emotivo ma anche dolce e romantico, serio e carico di tensione, a volte spaventoso e magari confusionario in qualche punto. Volevamo dare alle persone un’esperienza in cui immergersi totalmente, divertente da sperimentare e scoprire di volta in volta.

Volevo catturare il senso della meraviglia. Mi auguro che ce ne sia molto. Si tratta della meraviglia di scoprire un libro. Ma è anche la bellezza di scoprire altre persone, di trovarsi in un posto e percepire che la vita sta per cambiare significativamente. Se “S.” riuscirà a evocare tutto questo nei lettori, io ne sarò felice. 

A noi posteri – incatenati al culto di Abrams dai tempi di Alias, Lost e Fringe – la lettura di S. La nave di Teseo.

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Silvia Caruso
Silvia Caruso

Giornalista pubblicista
Creatrice e blogger di Fatti di Fantasy e Serie tv

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