Fatti di Fantasy e Serie TV

Questo libro è servito a così tante persone, me incluso, per trovare un mondo in cui rifugiarsi completamente. E non potrei essere più onorato di portarlo in vita sullo schermo per i fan storici e farli riperdere dentro questo mondo e per i nuovi spettatori di poterlo scoprire per la prima volta.

Rafe Judkins

Serie tv: The walking dead 6 dal 12 ottobre

Si avvicina il 12 ottobre. Fear The Walking Dead si avvia a conclusione - fattidifantasyeserietv

Una lunga, torrida estate tra il finale della quinta stagione e l'inizio della sesta. A sostenerci in questi lunghi sette mesi solo il flebile soffio del condizionatore e sei puntate di Fear The Walking Dead. Ma la fatidica data del 12 ottobre si avvicina.
E Flight 462?

Per ingannare l’attesa seriale fino al debutto della sesta stagione di The Walking Dead ripenso ai trepidanti momenti che hanno accompagnato la messa in onda della puntata finale della quinta e, con un salto in avanti di qualche mese, allo scenario di Fear The Walking Dead che, trasmessa in America nel mese di agosto, ha rimescolato le carte in tavola facendoci tornare alla quiete apparente prima della tempesta. A prima, cioè, che il mondo – in cui Rick e gli altri cercano di sopravvivere – si riducesse a un ammasso di macerie. Ma il viaggio non finisce qui: con Flight 462 un altro POV si aggiunge e il mosaico del mondo in preda all’apocalisse zombie si arricchisce di nuovi tasselli.

Flashback

Un vago senso di ansia si impadronisce di me già domenica mattina.

Vero, il cambio dell’ora mi ha rovinato la meritata nottata di sonno post-bagordi del sabato sera ma non è per questo.

La fine si avvicina – lunedì sera – e il pericolo incombe.

Un brivido corre lungo la spina dorsale, una gocciolina di sudore scivola sula fronte. L’eco di una voce – “chi sarà il prossimo?” – si fa sempre più insistente man mano che la giornata trascorre.
Guardare Facebook e Twitter sullo smartphone è una tortura: le indiscrezioni si susseguono, i nomi si rincorrono, le ipotesi si accavallano.

Novanta minuti di finale? Cosa succederà ad Alexandria?

E già la disperazione serpeggia: come faremo ad attendere fino a ottobre? Io ho preso i fumetti come antidoto all’astinenza. Già pregusto sorniona Fear The Walking Dead: non posso ancora immaginare le vicissitudini di Horror Channel che non trasmetterà lo spin-off di The Walking Dead e che dovrò affrontare una lotta all’ultimo streaming.

Intanto il giorno volge a sera. L’avvicinarsi della messa in onda americana genera il panico. Rischio spoiler altissimo. Su Twitter Chiara Poli comunica di essere entrata in silenzio stampa. Camminiamo tutti su una lastra di ghiaccio sottile, ogni momento è buono perché essa ceda sotto i nostri piedi e ci precipiti nel mare gelato degli spoiler. No, quando è in gioco il finale della quinta stagione di The Walking Dead no. I cerulei occhioni di Carol che scrutano una me bambina mentre mi offre i biscotti e mi invita a guardare i fiori fanno capolino nei miei sogni. Sarà l’effetto dei tweet di @gambadibob: “Fidatevi di Carol, lei sì che ci sa fare con i bambini”?

Odio il lunedì?

Lunedì non è più solo il detestato, primo giorno di una nuova settimana lavorativa. Riesco perfino a non mettere il solito cipiglio e a sorridere pensando a quello che mi aspetta a fine giornata.
Su Twitter qualcuno (@Uzzo_89) mi legge nel pensiero: 

Il prossimo lunedì è sia bello che brutto: perché c’è #FoxTheWalkingDead e perché è il finale di stagione. 

Come dargli torto.
Sbirciatine a parte, riesco a passare indenne tra i social – i gruppi sono blindati, evito le pagine pericolose, salto a piè pari foto incriminate – ma il conto alla rovescia, ormai, è iniziato. Le allusioni a Rick si sprecano: è pazzo, è inquietante, lo cacceranno da Alexandria. Ma dopo governatori, cannibali, poliziotte psicopatiche, chi non avrebbe perso parte della propria sanità mentale?
Rivedere la faccia di Morgan fare capolino dai cancelli di Alexandria da un lato mi rassicura. Eppure non ne sono più così convinta. I momenti finali sono concitati, l’equilibrio ad Alexandria – che, di fatto, non è mai stato reale ma solo apparente – si rompe. Un episodio che mi ha raggelata, stretta tra la fiducia che, nonostante abbia vacillato in altri momenti, sento di voler continuare a dare a Rick, nella convinzione che non sia mai stato lucido e razionale come è adesso, e tra la paura che la frattura possa diventare insanabile ed essere foriera di un ennesima scissione da cui tutti hanno da perdere. L’apparire, dai cancelli di Alexandria, di Morgan, a primo impatto mi rassicura. Eppure, passato il momento, non ne sono più tanto convinta.

Flashforward

Settembre 2015.

Manca solo una puntata alla conclusione di Fear The Walking Dead, lo spin off prequel di The Walking Dead.

Osservo procedere, tra le strade della vivace Los Angeles, una famiglia come tante. Ignara, come tante altre famiglie, porta il fardello dei propri piccoli e grandi drammi quotidiani. Drammi che si intrecciano con qualcosa di incomprensibile e che lentamente si insinua nella routine cittadina e ne sconvolge gli equilibri: la polizia comincia a sparare a vista sulle persone senza apparente ragione, i manifestanti protestano e invadono le piazze, scene di guerriglia urbana di cui non si capisce la causa. L’effetto, però, è il dilagare del caos che, in brevissimo tempo, s’impadronisce della città ma nessuno capisce il perché. Ci sono persone che, fino a poco prima, erano morte e, inspiegabilmente, subito dopo tornano a vivere, cambiate. E pericolose: si avventano come affamate su chiunque sia a tiro, non lasciano scampo. Un virus? Un epidemia? Qualcuno avrà la cura, qualcuno saprà cosa fare.

Alla luce di cinque stagioni di The Walking Dead, il suo breve spin off Fear The Walking Dead è un salto spazio-temporale e narrativo non indifferente. Avvezza alle strade desolate della Georgia, ai paesaggi urbani che scorrono privi di vita e attività con l’eccezione del lento arrancare di zombie, ai relitti di automobili moto bus che incorniciano le strade, un tempo trafficate, di un’America ormai desolata, tornare in mezzo alla civiltà (la luce elettrica, l’acqua corrente, le cordialità tra vicini, il lavoro di tutti i giorni, i problemi di tutti i giorni) disorienta in parte e in parte inquieta, pensando a quanto accadrà a breve (a quando, cioè Rick si sveglierà dal coma con tutto ciò che ne consegue).

Davanti agli occhi degli smarriti protagonisti, tutto si trasforma velocemente, alterando la normalità che, fino al giorno prima, rappresentava la sicurezza del controllo. Fear The Walking Dead è il lento sgretolarsi di quanto l’uomo ha costruito, apparentemente e paradossalmente più per mano dei suoi stessi simili che degli infetti, divenuti zombie. Pur essendo una serie incentrata sulle conseguenze – che invadono la sfera personale, familiare e sociale – della diffusione di un virus dalle cause sconosciute e misteriose, sono ancora gli uomini a essere causa dei propri mali e ad aggravare una situazione già difficile. Le scene di isteria generale, il disorientamento delle autorità e la tendenza di qualcuno a sguazzare nel caos – homo homini lupus – quasi mettono in secondo piano e rubano la scena agli zombie che, tra l’incredulità generale, cercano il loro prossimo pasto seguendo gli istinti della nuova condizione.

Ripensando a The Walking Dead e ad Alexandria – disperato punto di arrivo, speranza di una nuova civiltà con il suo barlume di organizzazione sociale e di convivenza civile? – e osservando il lento dissolversi dell’organizzazione civile nella Los Angeles durante la diffusione del contagio, per lasciare il posto a morte, desolazione e violenza, non posso fare a meno di notare il chiasmo perfetto tra la presunta “civiltà” di Alexandria, con la dura legge della sopravvivenza di Rick, che ormai non esita a uccidere pur di eliminare ogni potenziale minaccia, e la Los Angeles senza più regole, in cui resta solo la ferrea ostinazione di Travis nell’impedire al proprio figlio di impugnare un’arma, nel credere nella possibilità della guarigione per gli infetti, nella fiducia in quelle autorità il cui operato non è così limpido come appare, nel voler dare, nonostante tutto, ancora valore alla vita umana.

Fear The Walking Dead: Flight 462

Mentre ci avviciniamo all’esordio della sesta stagione di The Walking Dead e Fear The Walking Dead si avvia alla conclusione portandosi dietro il rinnovo per la seconda – l’AMC ha annunciato un episodio speciale di Fear, Flight462. L’episodio sarà disponibile online su amc.com (esordio il 4 ottobre) e, suddiviso in mini puntate da un minuto, sarà trasmesso durante le pause pubblicitarie di The Walking Dead. Dalle strade di Los Angeles ai cieli: un viaggiatore infetto si trova su un aereo commerciale. Che ne sarà degli altri passeggeri?

Joel Stillerman (AMC) stuzzica la nostra curiosità spiegando che:

Flight 462 è un’estensione del mondo di Fear The Walking Dead e coinvolgerà i fans su più piattaforme raccontando un’altra avvincente storia ambientata nei momenti iniziali del crollo della civiltà.

Pare che uno dei protagonisti entrerà a far parte del cast della seconda stagione di Fear The Walking Dead.

In bocca allo zombie a tutti.

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Silvia Caruso
Silvia Caruso

Giornalista pubblicista
Creatrice e blogger di Fatti di Fantasy e Serie tv

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A sostenerci in questi lunghi sette mesi solo il flebile soffio del condizionatore e sei puntate di Fear The Walking Dead. Ma la fatidica data del 12 ottobre si avvicina.
E Flight 462?

Per ingannare l’attesa seriale fino al debutto della sesta stagione di The Walking Dead ripenso ai trepidanti momenti che hanno accompagnato la messa in onda della puntata finale della quinta e, con un salto in avanti di qualche mese, allo scenario di Fear The Walking Dead che, trasmessa in America nel mese di agosto, ha rimescolato le carte in tavola facendoci tornare alla quiete apparente prima della tempesta. A prima, cioè, che il mondo – in cui Rick e gli altri cercano di sopravvivere – si riducesse a un ammasso di macerie. Ma il viaggio non finisce qui: con Flight 462 un altro POV si aggiunge e il mosaico del mondo in preda all’apocalisse zombie si arricchisce di nuovi tasselli.

Flashback
Un vago senso di ansia si impadronisce di me già domenica mattina.
Vero, il cambio dell’ora mi ha rovinato la meritata nottata di sonno post-bagordi del sabato sera ma non è per questo.
La fine si avvicina – lunedì sera – e il pericolo incombe.
Un brivido corre lungo la spina dorsale, una gocciolina di sudore scivola sula fronte. L’eco di una voce – “chi sarà il prossimo?” – si fa sempre più insistente man mano che la giornata trascorre.
Guardare Facebook e Twitter sullo smartphone è una tortura: le indiscrezioni si susseguono, i nomi si rincorrono, le ipotesi si accavallano.
Novanta minuti di finale? Cosa succederà ad Alexandria?
E già la disperazione serpeggia: come faremo ad attendere fino a ottobre? Io ho preso i fumetti come antidoto all’astinenza. Già pregusto sorniona Fear The Walking Dead: non posso ancora immaginare le vicissitudini di Horror Channel che non trasmetterà lo spin-off di The Walking Dead e che dovrò affrontare una lotta all’ultimo streaming.

Intanto il giorno volge a sera. L’avvicinarsi della messa in onda americana genera il panico. Rischio spoiler altissimo. Su Twitter Chiara Poli comunica di essere entrata in silenzio stampa. Camminiamo tutti su una lastra di ghiaccio sottile, ogni momento è buono perché essa ceda sotto i nostri piedi e ci precipiti nel mare gelato degli spoiler. No, quando è in gioco il finale della quinta stagione di The Walking Dead no. I cerulei occhioni di Carol che scrutano una me bambina mentre mi offre i biscotti e mi invita a guardare i fiori fanno capolino nei miei sogni. Sarà l’effetto dei tweet di @gambadibob: “Fidatevi di Carol, lei sì che ci sa fare con i bambini”?

Odio il lunedì?
Lunedì non è più solo il detestato, primo giorno di una nuova settimana lavorativa. Riesco perfino a non mettere il solito cipiglio e a sorridere pensando a quello che mi aspetta a fine giornata. Su Twitter qualcuno (@Uzzo_89) mi legge nel pensiero: “Il prossimo lunedì è sia bello che brutto: perché c’è #FoxTheWalkingDead e perché è il finale di stagione”. Come dargli torto. Sbirciatine a parte, riesco a passare indenne tra i social – i gruppi sono blindati, evito le pagine pericolose, salto a piè pari foto incriminate – ma il conto alla rovescia, ormai, è iniziato. Le allusioni a Rick si sprecano: è pazzo, è inquitante, lo cacceranno da Alexandria. Ma dopo governatori, cannibali, poliziotte psicopatiche, chi non avrebbe perso parte della propria sanità mentale? Rivedere la faccia di Morgan fare capolino dai cancelli di Alexandria da un lato mi rassicura. Eppure non ne sono più così convinta. I momenti finali sono concitati, l’equilibrio ad Alexandria – che, di fatto, non è mai stato reale ma solo apparente – si rompe. Un episodio che mi ha raggelata, stretta tra la fiducia che, nonostante abbia vacillato in altri momenti, sento di voler continuare a dare a Rick, nella convinzione che non sia mai stato lucido e razionale come è adesso, e tra la paura che la frattura possa diventare insanabile ed essere foriera di un ennesima scissione da cui tutti hanno da perdere. L’apparire, dai cancelli di Alexandria, di Morgan, a primo impatto mi rassicura. Eppure, passato il momento, non ne sono più tanto convinta.

Flashforward
Settembre 2015.
Manca solo una puntata alla conclusione di Fear The Walking Dead, lo spin off prequel di The Walking Dead.
Osservo procedere, tra le strade della vivace Los Angeles, una famiglia come tante. Ignara, come tante altre famiglie, porta il fardello dei propri piccoli e grandi drammi quotidiani. Drammi che si intrecciano con qualcosa di incomprensibile e che lentamente si insinua nella routine cittadina e ne sconvolge gli equilibri: la polizia comincia a sparare a vista sulle persone senza apparente ragione, i manifestanti protestano e invadono le piazze, scene di guerriglia urbana di cui non si capisce la causa. L’effetto, però, è il dilagare del caos che, in brevissimo tempo, s’impadronisce della città ma nessuno capisce il perché. Ci sono persone che, fino a poco prima, erano morte e, inspiegabilmente, subito dopo tornano a vivere, cambiate. E pericolose: si avventano come affamate su chiunque sia a tiro, non lasciano scampo. Un virus? Un epidemia? Qualcuno avrà la cura, qualcuno saprà cosa fare.

Alla luce di cinque stagioni di The Walking Dead, il suo breve spin off Fear The Walking Dead è un salto spazio-temporale e narrativo non indifferente. Avvezza alle strade desolate della Georgia, ai paesaggi urbani che scorrono privi di vita e attività con l’eccezione del lento arrancare di zombie, ai relitti di automobili moto bus che incorniciano le strade, un tempo trafficate, di un’America ormai desolata, tornare in mezzo alla civiltà (la luce elettrica, l’acqua corrente, le cordialità tra vicini, il lavoro di tutti i giorni, i problemi di tutti i giorni) disorienta in parte e in parte inquieta, pensando a quanto accadrà a breve (a quando, cioè Rick si sveglierà dal coma con tutto ciò che ne consegue).

Davanti agli occhi degli smarriti protagonisti, tutto si trasforma velocemente, alterando la normalità che, fino al giorno prima, rappresentava la sicurezza del controllo. Fear The Walking Dead è il lento sgretolarsi di quanto l’uomo ha costruito, apparentemente e paradossalmente più per mano dei suoi stessi simili che degli infetti, divenuti zombie. Pur essendo una serie incentrata sulle conseguenze – che invadono la sfera personale, familiare e sociale – della diffusione di un virus dalle cause sconosciute e misteriose, sono ancora gli uomini a essere causa dei propri mali e ad aggravare una situazione già difficile. Le scene di isteria generale, il disorientamento delle autorità e la tendenza di qualcuno a sguazzare nel caos – homo homini lupus – quasi mettono in secondo piano e rubano la scena agli zombie che, tra l’incredulità generale, cercano il loro prossimo pasto seguendo gli istinti della nuova condizione.

Ripensando a The Walking Dead e ad Alexandria – disperato punto di arrivo, speranza di una nuova civiltà con il suo barlume di organizzazione sociale e di convivenza civile? – e osservando il lento dissolversi dell’organizzazione civile nella Los Angeles durante la diffusione del contagio, per lasciare il posto a morte, desolazione e violenza, non posso fare a meno di notare il chiasmo perfetto tra la presunta “civiltà” di Alexandria, con la dura legge della sopravvivenza di Rick, che ormai non esita a uccidere pur di eliminare ogni potenziale minaccia, e la Los Angeles senza più regole, in cui resta solo la ferrea ostinazione di Travis nell’impedire al proprio figlio di impugnare un’arma, nel credere nella possibilità della guarigione per gli infetti, nella fiducia in quelle autorità il cui operato non è così limpido come appare, nel voler dare, nonostante tutto, ancora valore alla vita umana.

Fear The Walking Dead: Flight 462
Mentre ci avviciniamo all’esordio della sesta stagione di The Walking Dead e Fear The Walking Dead si avvia alla conclusione portandosi dietro il rinnovo per la seconda – l’AMC ha annunciato un episodio speciale di Fear, Flight462. L’episodio sarà disponibile online su amc.com (esordio il 4 ottobre) e, suddiviso in mini puntate da un minuto, sarà trasmesso durante le pause pubblicitarie di The Walking Dead. Dalle strade di Los Angeles ai cieli: un viaggiatore infetto si trova su un aereo commerciale. Che ne sarà degli altri passeggeri?

Joel Stillerman (AMC) stuzzica la nostra curiosità spiegando che

Flight 462 è un’estensione del mondo di Fear The Walking Dead e coinvolgerà i fans su più piattaforme raccontando un’altra avvincente storia ambientata nei momenti iniziali del crollo della civiltà.

Pare che uno dei protagonisti entrerà a far parte del cast della seconda stagione di Fear The Walking Dead.

In bocca allo zombie a tutti.