Luca Bandirali - Enrico Terrone

Le serie tv sono attualmente una delle forme d'arte che più profondamente incide nella nostra natura di esseri umani [...] sintesi contemporanea delle due grandi forme narrative che hanno dominato i secoli precedenti: la forma epica del romanzo e la forma drammaturgica del teatro e del cinema.

La mia storia tra libri, serie tv e fantasy

Chi sono, da dove vengo, che cosa faccio e dove sto andando.
E perché un blog sulla letteratura fantasy e sulle serie televisive.

Dicono che, fin da piccola, quando me lo chiedevano, rispondevo che volevo fare la giornalista.

Intendiamoci bene, però.

Mica quella che va in giro per il mondo: non esageriamo ora, troppo faticoso. 
Che dire, un po’ pigra lo sono sempre stata.
E anche vagamente ansiosa.
Ma tant’è.
Giornalista lo sono diventata sul serio. Magari un po’ da tavolino, magari in Afghanistan a fare la reporter di guerra o a intervistare leader mondiali come la Fallaci non ci andrò mai, ma informare è pur sempre un servizio pubblico, farlo bene è un dovere professionale, raccontare è una passione.

Se poi riesci a trasmettere agli altri, attraverso le parole, anche ciò che ami e ti piace, è il massimo.

Scrivere è vita. E lavoro.

Nell’eterna lotta tra Lettere e Matematica non c’è mai stata sfida.

Odiavo fare i conti – con i numeri, ancora oggi, ho un brutto rapporto – odiavo algebra, equazioni, problemi, ma amavo scrivere e perdermi nelle pagine dei mille libri che, a casa, mi circondavano. Se avessi potuto leggerli tutti insieme contemporaneamente, lo avrei fatto. Ogni libro mi incuriosiva, ogni storia mi attirava a sé. Leggevo, aprendo una pagina a caso, il nome di un personaggio e già mi chiedevo chi fosse, dove andasse, quale fosse la sua storia.

Negli anni universitari, poi, adoravo andare per librerie. Per puro passatempo o quando ero particolarmente stressata per lo studio o per colpa di alcune insopportabili coinquiline (escludo, ovviamente, la mia amica e coinquilina storica Maria: sempre in sintonia, con lei condividevamo il dramma della convivenza e ci facevamo forza a vicenda), il mio rituale per scaricare nervoso e tensione era il tour delle librerie. Siena, per quanto piccola, era ben fornita. Ai tempi, la Mondadori era in Piazza Gramsci; sul corso c’era una Feltrinelli e la storica Libreria senese più su, verso Porta San Marco. Liberatorio e rilassante. E ognuna aveva le sue chicche da scovare in qualche scaffale nascosto.

La scrittura è diventata il mio lavoro.
Sono una giornalista pubblicista con collaborazioni diverse alle spalle (buone, vecchie riviste cartacee, ma anche testate online) e, dopo un periodo come consulente freelance per progetti di Digital Marketing e Comunicazione, ho fondato insieme ad altri tre soci la mia agenzia di Branding, Comunicazione e Business Coaching a Siracusa: BePlus. 

Il mio lavoro è pur sempre fatto di parole e contenuti e, pur non volendo rivangare il classico “content is king”, essi hanno un ruolo importantissimo nel comunicare i valori del Brand, sia esso aziendale o personale.

Ho sempre avuto una particolare predilezione, oltre che per i libri – per la letteratura fantasy, in particolare – per quelle che oggi si chiamano serie televisive – ai miei tempi erano “telefilm” – alcune delle quali sono rimaste impresei nella mia mente.

Il diavolo e l’acqua santa, si potrebbe pensare.
Che dire: mi affeziono alle storie. Che siano suddivise in volumi o puntate, mi piace seguirle nel tempo, conoscere meglio – li odio e li amo – i personaggi, apprezzarne ogni sfaccettatura e seguirne ogni evoluzione, cercare di entrare nelle loro teste o mettermi nei loro panni, fare collegamenti tra un evento e l’altro, sprofondare nelle trame complesse alla ricerca di un possibile bandolo della matassa, ipotizzare sviluppi, calarmi in realtà diverse dalla mia e adottare punti di vista insoliti o per me inusuali.

Le serie televisive sono una forma di narrazione: cambia il medium, il linguaggio, ma il racconto è lì ad attendere la nostra capacità di farlo nostro, immergerci in esso, scovarne il senso universale, scoprire qualcosa e, in parte, capire meglio noi stessi e gli altri.

Aldo Grasso, sul Corriere della Sera, una volta ha scritto: 

Da alcuni anni, da quando è apparsa una delle prime serie di culto come Star Trek, e poi da Weeds a Lost, da Bored to Death a Breaking Bad, i telefilm raccontano storie affascinanti per parlare anche d’altro. Le immagini non vogliono soltanto dire quello che mostrano, ma vibrano in continuazione, rimandano a un mondo dissimulato, ad alcuni significati inesauribili, a un altrove che non conosciamo e che promettono di farci perlustrare. La sensazione è che gli strumenti narrativi dei telefilm americani lavorino per un linguaggio sciolto da ogni vincolo di obbedienza ideologica o sociale, si abbandonino al puro gusto di narrare.

Complici le innovazioni tecnologiche che hanno permesso di raggiungere un pubblico sempre più vasto, anche l’offerta di prodotti seriali è aumentata di giorno in giorno. Il mercato è in piena espansione, la serialità americana si è affrancata dall’ingombrante parente stretto che è il cinema investendo nella definizione di un’identità propria e specifica e sull’elevata qualità dei propri contenuti. Registi e attori cinematografici hanno scoperto il meraviglioso mondo dei telefilm e hanno concesso il loro talento alla televisione, spesso con risultati di eccellenza che danno il segno della strada ormai imboccata.

Parliamone.

Ne ho amate tante, di molte ho ancora nostalgia e vorrei rivederle dall’inizio, di altre continuo ogni giorno ad appassionarmi e da tante altre ancora, spero, mi lascerò coinvolgere. Fattidifantasyeserietv celebra – senza pretese da critico letterario o  televisivo: c’è già chi fa questo mestiere con professionalità e competenza – un innamoramento che dura da anni, fedele nei secoli, sopravvissuto (quasi) indenne all’ostracismo delle librerie nei confronti del fantasy e ai palinsesti ballerini delle ingrate televisioni generaliste.

Perché le serie televisive non sono solo un modo per passare una serata davanti alla TV quando fuori piove o non c’è altro da guardare. Come dicono i nostri Bandirali e Terrone, esse sono

un’arte del tempo come forse nessun’arte lo è mai stata prima d’ora […] fanno tesoro dell’eredità di secoli e secoli di letteratura e di un secolo di cinema per prendere il largo in una nuova direzione.

Silvia Caruso